Gold, lo sguardo rivolto verso l’alto…

Il leone, così come da me paragonato in un precedente approfondimento, oltre ad essere uscito dalla sua gabbia, non ha arrestato la sua corsa verso vecchi orizzonti che ne alimentano la sua forza…Nei differenti articoli che ho scritto in questi ultimi mesi, in relazione ai percorsi tracciati dal bene rifugio per eccellenza, ho cercato costantemente, tra le più interessanti letture sulla storia dell’oro, di trovare quelle notizie, quei racconti tali da generare un maggiore interesse, con l’idea di solleticarne la curiosità. Anche in coloro i quali non necessariamente conoscono in profondità il mercato delle materie prime. E proprio nel dedicare la mia attenzione, tra le innumerevoli pagine sull’oro, mi sono imbattuto nello spirito irrequieto e nella proverbiale tenacia e determinazione di Felice Pedroni. Ho pensato, immaginato che, soprattutto in questo particolare momento, il protagonista sopracitato ritroverebbe un nuovo slancio, una voglia di corsa all’oro, così come nella sua storica avventura, iniziata nei primi anni del novecento, quando dalla provincia di Modena raggiunge il sogno americano, spingendosi sino in Alaska alla ricerca di quel metallo prezioso, trovato nel torrente Pedro Creek che porta ancora oggi il suo nome, dando vita, inoltre, alla città di Fairbanks che ogni anno, in una particolare cerimonia, ricorda la figura del nostro italiano. Con la febbre dell’oro, a cavallo degli ultimi due secoli, molti hanno sognato il cambio repentino delle proprie condizioni di vita, spinti da quella voglia di riscatto di quegli anni, ben celebrata nella famosa pellicola di Charlie Chaplin.

Mettendo da parte per un istante il mio indescrivibile desiderio nel continuare la narrazione della storia, onde evitare di dilungarmi, passo subito agli scenari di questi giorni, sperando di aver alimentato curiosità e voglia di approfondimento. Focalizzando l’attenzione sul grafico, dopo aver preso in considerazione la situazione legata all’argento nelle precedenti settimane,  al netto dei miei voli pindarici, sull’oro il prezzo (calamitato e riagganciato allo storico livello dei 1900 dollari l’oncia, solleticato dalle ombre delle due candele mensili del 2011 nei mesi di agosto e settembre) ha rappresentato per diverso tempo quell’orizzonte che ha catturato lo sguardo, rivolto verso la parte alta del grafico, di innumerevoli operatori ed analisti. Una prospettiva completamente differente che in tanti hanno dovuto convivere nel mese di marzo, in un clima molto complesso, quando anche l’oro è precipitato al ribasso, facendo scendere il prezzo ai minimi di novembre dello scorso anno per le ragioni scritte nei precedenti articoli (dare ossigeno alle operazioni che hanno reso vita difficile agli operatori, ripristino dei margin call ecc ecc..) spingendosi fino ai 1457,42 dollari l’oncia. Ma questa è ormai storia archiviata. Se alcune banche d’affari già preannunciavano da tempo la possibilità di vedere il prezzo a 2000 dollari l’oncia entro la fine dell’anno in corso, l’attuale livello raggiunto dei 1930 dollari sembra decisamente accelerare con l’intento di abbracciare presto l’obiettivo. 

La poderosa ed inarrestabile corsa al metallo giallo rappresenta una stretta conseguenza rispetto a tutti i fattori elencati in numerose occasioni,  ponendo al centro dell’attenzione le dinamiche e le decisioni delle banche centrali per supportare i numeri della crisi sanitaria sfociata in turbolenze e contraccolpi economici, senza trascurare i rendimenti e soprattutto considerando i tassi reali negativi, così come il clima di enorme incertezza o le diatribe tra Cina ed USA che fanno tornare alla mente le narrazioni ed i dibattiti sulla crisi, fin troppo preannunciata, della globalizzazione. Altro stimolo agli acquisti è supportato dalla costante debolezza del dollaro, plasticamente visibile sul dollar index.  

Un grafico pubblicato di recente da Bloomberg, così come sottolineato da diverse settimane dal World Gold Council, mette in chiara evidenza la continua fase di crescita, anche per quel che riguarda gli ETF sull’oro con flussi netti decisamente rilevanti.

Le stesse aziende del settore aurifero sono in grande fermento e, tanto per citare un esempio, lo si può intuire dalle dichiarazioni del Presidente esecutivo di Yamana Gold, una importante azienda canadese quotata a Toronto e New York, il quale ha recentemente manifestato la volontà di quotarsi anche sul mercato europeo, data la situazione favorevole del settore. Tuttavia ci sono aziende che a causa della crisi pandemica hanno dovuto rivedere la produzione, come nel caso di Fresnillo che rappresenta la più grande società mineraria messicana, principale produttore di argento nel mondo ed il più grande produttore di oro del Messico. La pubblicazione della relazione sulla produzione del secondo trimestre è illuminante sin dalle prime righe quando si fa riferimento alla grande attenzione rivolta nei confronti della salute dei dipendenti. 

Un aspetto fondamentale riguardo i ritmi di estrazione lo si percepiva già qualche anno fa quando differenti studi sul tema delineavano contesti ben precisi. Spesso si legge della scoperta di nuove miniere poiché si utilizzano delle tecnologie più sofisticate ma, allo stesso tempo, molto dispendiose ed il più delle volte non affatto convenienti. Nei primi anni del 2000 le spese di esplorazione sono state pari a circa 65 miliardi di dollari a fronte di una quantità di oro estratto equivalente a 30 miliardi di dollari. E’ chiaro che un aumento del prezzo del metallo giallo invoglia nuove ricerche ma non si può prescindere dalla necessità di intercettare metodi più economici ed efficaci.

Questi tempi di momentanea “vita sospesa” hanno generato una diminuzione della domanda nel settore della gioielleria con percentuali che hanno raggiunto anche le due cifre nei mesi scorsi in Paesi come Cina ed India. Anche la banche centrali hanno subito un cambio di atteggiamento. Come evidenziato tra i mesi di marzo ed aprile la banca centrale russa, dopo aver frenato ed interrotto gli acquisti di oro, ha addirittura incassato dalla vendita circa 3 miliardi di dollari in soli due mesi, dopo la importante discesa delle quotazioni di petrolio e gas che stanno influendo sulle entrate di Mosca. Torna alla mente la celebre dichiarazione effettuate lo scorso anno da parte del Ministro delle Finanze russo quando ha sottolineato con forza come la gran quantità di oro presente nei forzieri rappresenta una vera e propria polizza contro ogni criticità. Ricordo che molte banche centrali del Vecchio Continente hanno provveduto, alcune con grande tempestività, al rimpatrio di buona parte delle proprie riserve auree detenute fisicamente nei caveau di banche estere. La Polonia, proprio nei mesi scorsi, ha fatto rientrare quasi 100 tonnellate d’oro dalla banca centrale d’Inghilterra. In realtà questi “strani” ma, decisamente strategici, movimenti sono iniziati a verificarsi in diversi periodi, tant’è che la banca centrale d’Olanda, così come quella tedesca, ha aperto le danze ben prima della Polonia. La Germania, ad esempio, ha fatto rimpatriare ben 300 tonnellate da New York ed altre 300 dal resto dell’Europa. La Magyar Nemzeti Banx dell’Ungheria, tanto per continuare nella concretezza degli esempi, ha acquistato nel mese di ottobre 2018 ben 28,4 tonnellate d’oro. L’elenco potrebbe continuare.

Ritornando sul grafico, bisogna costantemente porre attenzione ad eventuali ritracciamenti che potrebbero spingere il prezzo in area 1870 e poi ripartire. Non mi stupirei nel rivedere energiche risalite dal suddetto livello, se ritestato. Tuttavia la tendenza resta la medesima. Visualizzando la parte relativa al Settlements, collegandoci sul sito CME Group, è facile intuire come le scadenze dei vari contratti future mostrano prezzi in crescita e volendo disegnare la curva forward (raffigura la linea che unisce i prezzi dei future di una materia prima con scadenze differenti) si può notare come i prezzi delle scadenze più vicine sono più bassi rispetto a quelle con date più lontane. Per farla breve, l’inclinazione positiva rende l’idea di quello che sta accadendo nel tempo.

Le bellissime immagine e foto dei mercati alle grida, precedenti le negoziazioni elettroniche, fanno tornare alla mente le segnalazioni manuali in codice, i famosi hand signals, che oggigiorno per il gold figurerebbero con il palmo delle mani rivolte verso il viso, in segno di acquisto. 

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