La storia di Creso ed i suoi insegnamenti… Riflessione e focus sulle commodities

La storia del sovrano della Lidia, antica regione dell’Anatolia occidentale, è condita di insegnamenti e riferimenti che stimolano la riflessione rispetto a determinati accadimenti proiettati sulla nostra realtà contemporanea. Nell’effettuare i miei continui studi ed approfondimenti, in relazione alle materie prime che costantemente analizzo, cercando di carpire e focalizzare l’attenzione anche sugli aspetti storici che caratterizzano le stesse, spesso mi imbatto in aneddoti, studi e racconti tramandati negli anni, che colpiscono inesorabilmente la mia attenzione, alimentandone la curiosità. Fatta questa premessa e mettendo da parte lunghe divagazioni, intese come andare al di là della pura analisi tecnica, è fuor di dubbio che la storia di Creso Re della Lidia, da cui deriva l’espressione “ricco come un Creso” torna, per certi aspetti, prepotentemente nei nostri giorni. Non solo dal punto di vista geopolitico…

Per farla breve, il mio invito è quello di non essere avidi… il rischio per noi operatori è di mandare alla deriva tutte le analisi, il giusto approccio imprenditoriale, le esperienze acquisite, le ottime politiche di money management, le innumerevoli pagine di fantastici libri di analisi tecnica letti ecc ecc… utili a rendere tale professione il lavoro più bello al mondo… Larry Williams ha sempre affermato che “avere successo in questo lavoro non significa centrare uno o due trade vincenti. Non si fa carriera con qualche colpo di fortuna. Le fondamenta del successo stanno nel riuscire a fare la cosa giusta il più spesso possibile, senza partire per la tangente, senza lasciarsi abbattere dai trade di perdita e senza esaltarsi troppo dopo due trade vincenti consecutivi. Sono molto più interessato a ciò che può rendere questa arte una professione anziché agli ultimi due trade. Chiunque può piantare un paio di chiodi in un muro, ma questo non significa sapere costruire una casa. Per fare ciò bisogna non soltanto essere capaci: occorrono un progetto, la volontà di completare quel progetto e la capacità di presentarsi sul posto di lavoro ogni giorno e in qualunque circostanza”.

E’ fondamentale, inoltre, e questo non mi stancherò mai di scriverlo, implementare l’attenzione sulle notizie che arrivano da più fronti. Continuano a destare preoccupazione le tensioni tra Cina e Stati Uniti con il Paese a stelle e strisce determinato ormai ad abbandonare quel percorso avviato negli anni settanta da Kissinger focalizzato nel dare man forte al dragone facendo rompere le catene che lo hanno costantemente e storicamente legato alla rivoluzione culturale, coltivando la nuova strada, sicuramente irta di ostacoli, verso quelle prime riforme avviate da Deng Xiaoping, seppur ingabbiate per certi aspetti ad alcuni elementi del passato. Aspetto che ho in diverse occasioni evidenziato, analizzando il contesto cinese e le condizioni politiche economiche e sociali determinate dalla nuova era di Xi Jimping. Il rischio oggigiorno è di impantanarsi in una sorta di nuova guerra fredda tra le due potenze, basti pensare alle tensioni generate in occasione della lotta che si è avviata con i dazi ma soprattutto, argomento di queste ore, il caso Hong Kong. Tali aspetti sono senza timore di smentita da monitorare, al netto dell’abilità, della esperienza e della professionalità nel riuscire ad intercettare i timing giusti di ingresso sui grafici, poiché influiscono a volte anche in maniera determinante sulle materie prime.

Passando alle commodities, in più occasioni ho evidenziato come nel corso degli ultimi anni differenti banche centrali, anche del Vecchio Continente, hanno provveduto, alcune con grande tempestività, al rimpatrio di buona parte delle proprie riserve auree detenute fisicamente nei cavea di banche estere. La Polonia ha fatto rientrare quasi 100 tonnellate d’oro dalla Banca centrale d’Inghilterra. Emblematica la foto In realtà questi “strani” ma, decisamente strategici, movimenti sono iniziati a verificarsi in diversi periodi, tant’è che la Banca centrale d’Olanda, così come quella tedesca, hanno aperto le danze ben prima della Polonia. La Germania, ad esempio, ha fatto rimpatriare ben 300 tonnellate da New York ed altre 300 dal resto dell’Europa.

La Germania, ad esempio, ha fatto rimpatriare ben 300 tonnellate da New York ed altre 300 dal resto dell’Europa. E pensare che in diverse occasioni si è immaginato di vendere oro. Tema dibattuto ormai ciclicamente, soprattutto in Italia, quando ad esempio Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio avevano prospettato di utilizzare le riserve auree per favorire la crescita delle economie del Vecchio Continente attraverso la costituzione di un fondo europeo con l’oro del sistema delle banche centrali.E pensare che in diverse occasioni si è immaginato di vendere oro. Tema dibattuto spesso soprattutto in Italia, quando ad esempio Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio avevano prospettato di utilizzare le riserve auree per favorire la crescita delle economie del Vecchio Continente attraverso la costituzione di un fondo europeo con l’oro del sistema delle banche centrali.

Aspetti che fanno riflettere in aggiunta al fatto che alcuni Paesi, vedi la Cina che in un solo anno ha aumentato le riserve auree con altre 106 tonnellate di lingotti. La Magyar Nemzeti Banx dell’Ungheria, tanto per continuare nella concretezza degli esempi, ha acquistato nel mese di ottobre 2018 ben 28,4 tonnellate d’oro. L’elenco potrebbe continuare. Per concludere, emblematica la dichiarazione del governatore della banca centrale polacca Adam Glapinski, rilasciata nel novembre 2019, corredata da una foto con un lingotto d’oro tra le mani.

Una notizia che ha posto l’accento sulle relazioni geopolitiche è giunta da oltreoceano. La difficoltà per il Venezuela a rimpatriare parte dei lingotti d’oro custoditi nelle riserve londinesi e addirittura, almeno così sembra, è stata interpellata anche la Corte di Londra al fine di risolvere la questione. L’obiettivo del Venezuela è quello di far fronte alle spese riguardanti la lotta alla pandemia. Parliamo di circa 1,5 miliardi di dollari d’oro. La Gran Bretagna ha mostrato ostruzionismo poiché sostanzialmente non riconosce Maduro come legittimo Presidente del suddetto Paese. Passando alla situazione grafica, non trascuriamo l’aspetto concernente un eccesso di offerta causata anche dai timori degli ultimi mesi e da condizioni che si sono manifestate a causa della pandemia, vedi ad esempio cosa è accaduto alle principali aziende che si trovano in Svizzera, ed in particolare quelle ubicate nel Canton Ticino, che hanno dovuto chiudere momentaneamente per via dei provvedimenti anti contagio al fine di tutelare i lavoratori delle suddette aziende. Tuttavia oggi la ripresa delle attività del settore è forte, decisa ed all’insegna del repentino recupero delle consegne da effettuare.

Sul Gold siamo in una sorta di trading range ma con una propensione al rialzo. Siamo passati da una figura tecnica che si è ben delineata la scorsa settimana attraverso quel triangolo con vertice in area 1704 dollari ad un box, un rettangolo con dei livelli precisi. Deve essere monitorato il supporto in area 1675 dollari l’oncia così come i 1650 dollari, punti fondamentali che se ritestati possono dare il via ad ulteriori acquisti, anche per coloro i quali sono momentaneamente usciti dalle posizioni. Rilevante naturalmente anche la resistenza già individuata in più occasioni a 1770-1775 dollari, area storica testata nel 2012 nei mesi di settembre ed ottobre. Molti operatori attendono il raggiungimento del target anch’esso storico quando le lunghe ombre delle candele mensili di agosto e settembre 2011 si agganciarono al prezzo record dei 1900 dollari l’oncia. Attenzione alle notizie che arrivano dagli Stati Uniti e dalle tensioni con la Cina… In attesa delle dichiarazioni di Donald Trump…

Grafico Gold

Le anomalie registrate durante i mesi di marzo ed aprile, in piena pandemia, sono in fase di rientro. Gli stessi volumi di scambio a Londra hanno registrato una diminuzione di poco più del 40% così come la difficoltà nel reperire fisicamente i lingotti d’oro. Ricordo inoltre che le maggiori raffineria al mondo che si trovano in Svizzera, ed in particolare quelle ubicate nel Canton Ticino, hanno dovuto chiudere momentaneamente per via dei provvedimenti anti contagio al fine di tutelare i lavoratori delle suddette aziende. Il gold può subire anche delle importanti oscillazioni nel breve.

Il petrolio dal punto di vista grafico, dopo aver intercettato un movimento a v sul settimanale indicante una latente continuità al rialzo, l’idea di rivedere l’oro nero in un secondo step di ripresa appare ancora incerto, soprattutto per quanto riguarda la completa chiusura del Gap Down che si è configurato a marzo. Sul grafico giornaliero la resistenza da individuare e monitorare si trova in area 35-36 dollari al barile, senza dimenticare di controllare costantemente anche il supporto in area 29,63

Grafico Crude Oil

Il temporaneo movimento laterale rappresenta una sorta di fase di attesa. I dati pubblicati in data 27 maggio dall’API (American Petroleum Institute) hanno fotografato un aumento delle giacenze pari a 8,7 milioni di barili. Una delle notizie di questi giorni arriva dalla Russia dove, anche per far fronte al sostegno dell’occupazione nel settore legato al petrolio e per supportare ulteriormente i prezzi, si è ipotizzato di imporre il divieto all’importazione di prodotti petroliferi fino al primo ottobre dell’anno in corso. Sempre da Mosca da un lato si sono percepiti segnali volti all’ottimismo, attraverso alcune dichiarazioni secondo le quali già a partire dal prossimo mese possono verificarsi maggiori condizioni di equilibrio, dall’altro invece proprio il Presidente Putin, insieme al Principe Saudita, ha confermato la volontà di continuare senza dubbio a collaborare con tutti gli attori dell’OPEC Plus anche se la Russia intende, almeno così sembra, ridurre ulteriormente i tagli alla produzione solo dopo la scadenza naturale dei precedenti accordi stabiliti. Ricordo che secondo alcune stime il taglio effettuato relativo ai 9,7 milioni di barili, così come concordato all’ultima riunione in video-conferenza, ha generato un rialzo del prezzo molto deciso e netto.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti è fuor di dubbio che le compagnie di Shale Oil hanno subito una battuta d’arresto, basti pensare che il crollo totale della produzione è di non meno 2 milioni di barili giornalieri. Addirittura alcune delle stesse si sono completamente fermate per evitare il costo delle perforazioni e quello del noleggio degli impianti.

I numeri delle scorte comunicati dall’ Energy Information Administration (EIA), hanno fatto ben sperare con la diminuzione della precedente rilevazione di 4,98 milioni di barili, in controtendenza rispetto alle previsioni ipotizzanti un aumento di poco più di un milione, un pò come il quadro precedente che sempre a fronte di una previsione di aumento di 4 milioni di barili ha messo in luce, smentendo le attese, un ridimensionamento di 745 mila barili. Gli ultimi numeri aggiornati a ieri evidenziano un aumento dello stock del greggio di ben 7,93 milioni di barili.

Il numero di trivelle è sceso in maniera repentina. Il rapporto Baker Hughes che rappresenta una delle maggiori aziende nel campo dei servizi petroliferi, rapporto che viene pubblicato ogni venerdì, pone al centro dell’attenzione la discesa a 258 trivelle in data 15 maggio e la successiva a 237 in data 22 maggio. Come di consueto, siamo in attesa dell’aggiornamento. Ricordo, come ho già fatto in diverse occasioni, che il dato storico negli USA si è toccato nell’ottobre del 2014 con 1609 trivelle mentre il minimo lo si è raggiunto nel 2009 fino ad arrivare a sole 179 trivelle.

Altro elemento da non sottovalutare e da tenere sotto controllo è l’indice OVX (il Crude Oil Volatility Index) nato nel luglio di dodici anni al Chicago Board Options Exchange, utile a misurare l’aspettativa di mercato sulla volatilità attesa a 30 giorni sui prezzi del petrolio. Dai 500 registrata in maniera assolutamente incredibile nei mesi di marzo e di aprile, si è ridotta continuando a navigare tra i 70 ed i 75 ma che ad ogni modo rappresenta un valore più alto che va tra i 20 ed i 40 della media visibile anche graficamente.

Sul natural gas, materia prima conosciuta dalla geniale intuizione di William Hart, ho spesso sottolineato come a partire dal novembre dello scorso anno è iniziata la discesa fino ad arrivare a lambire e poi superare il supporto storico toccato nel 2016 in area 1,689 dollari per milione di British Thermal Unit, un milione di unità termiche britanniche che equivale praticamente a 28,3 metri cubi di gas liquefatto. Il gas naturale liquefatto è quella materia prima che viene trasformata attraverso un congelamento a 162 gradi sotto zero e grazie a codesta trasformazione si riduce il volume di ben 600 volte. Continua la sua inesorabile debolezza, al momento della scrittura del mio articolo ci troviamo in area 1,8 dollari e la candela giornaliera anche oggi sembra guardare verso il basso. Oltre alla domanda bassa rispetto all’offerta, ci sono altri elementi da considerare.

Ad esempio, si preannuncia un crollo importante del gas liquefatto per quel che riguarda le esportazioni degli Stati Uniti, difatti una buona parte delle spedizioni sono state annullate. Allo stesso tempo, dal Quatar fanno sapere che non è prevista una riduzione della produzione, notizia che in un primo memento è sembrata di orientamento differente. Nel nostro Vecchio Continente le scorte di gas naturale hanno raggiunto livelli da non sottovalutare, si parla di circa il 70% della capacità totale. Altro aspetto rilevante è quello relativo alla lotta per la fornitura richiesta proprio dall’Europa tra Russia e USA. Attualmente non risulta conveniente acquistare dagli Stati Uniti perché il gas presente ad esempio all’Henry Hub, che ha iniziato la sua operatività in Luisiana a partire dagli anni cinquanta, costa circa il doppio rispetto a quello europeo.

Consideriamo, sempre come esempio e per contestualizzare nello specifico la situazione ed avere un quadro più ampio, che il gas fornito da Gazprom costa dal 30 al 40% in meno rispetto a quello americano. Dalla Cina, per concludere, è giunta la notizia della scoperta di un nuovo giacimento di gas naturale e questo può condizionare in futuro l’idea di ridimensionamento della richiesta della fornitura sempre dagli USA. Il dato comunicato in data 21 maggio dell’Energy Information Administration sull’immagazzinamento del gas naturale registra un aumento di 81 milioni di piedi cubi (il piede cubo rappresenta una unità di misura ereditata dal sistema britannico ed equivale a poco più di 28 litri) Proprio ieri il numero aggiornato, ricordo che viene enunciato il giovedì alle ore 16,30 italiane segna una diminuzione di 109 milioni di piedi cubi rispetto ai 107 previsti.

Per concludere ed evitare di dilungarmi ulteriormente un cenno al Silver. Molte sono le domande che spesso arrivano su questa fondamentale commodity.

Vi invito, e ne sono sinceramente onorato, a visualizzare la mia pagina Facebook dove potete leggere i miei approfondimenti e seguire alcune video-analisi che effettuo settimanalmente.

Sull’argento si è registrato una sorta di momentaneo pia stop rispetto alla decisa risalita delle ultime settimane. Una fase rialzista che ha violato energicamente il vecchio supporto, trasformatosi in resistenza, in area 16,38 dollari e la candela giornaliera del 20 maggio segna questa forza del metallo. Attualmente il prezzo può continuare a veleggiare tra i livelli caratterizzanti l’area del supporto e della resistenza che ho volutamente lasciato ben visibile sul grafico allegato, all’interno di quel vecchio box che va appunto tra i 16,38 ed i 18,90 dollari.

Il movimento ha dato in un primo momento l’idea di essere qualcosa di puramente tecnico ma in realtà ha prevalso anche lo stimolo e l’ottimismo alimentato dalla ripresa, seppur in alcuni casi ancora molto lenta, delle attività produttive che fanno richiesta di argento. La materia prima in questione risente maggiormente del rallentamento economico globale anche perché è richiesta e utilizzata in molti settori che vanno dal fotovoltaico, al farmaceutico, fino al settore dell’automotive e della telefonia. E’ bene sottolineare inoltre che è un ottimo conduttore elettrico e termico. Lo stesso aumento del volume di richiesta di auto elettriche influisce sulla necessità di reperire il metallo. L’industria richiede anche più del 50 % dell’argento estratto, poco più del 20% per la gioielleria ed il resto per i lingotti e le monete. Visualizzando il rapporto tra oro e argento, il gold/silver ratio, dopo la discesa dai livelli incredibili e lontani dai 125 toccati in data 18 marzo si trova ad ogni modo su un livello importante che oscilla tra i 98 ed i 100 ma che tuttavia fornisce segnali di discesa. Tale rapporto indica la forza relativa dei due metalli. Dati i livelli preannunciati, ci vogliono sostanzialmente ben 98/99 once di argento per acquistare un oncia di oro.

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