Oro e Argento…due treni in corsa !!! In attesa, approfittando delle fermate, di salire e proseguire il viaggio.

Possono l’America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidite ? Il punto di domanda posto sulla copertina dell’illuminante libro scritto da Graham Allison sui rapporti tra le due potenze, alimenta la riflessione sulle innumerevoli dinamiche che storicamente hanno caratterizzato le forze emergenti rispetto a quelle dominanti. Sovente mi sono soffermato sui rapporti tra i due Paesi, riflettendo sulle complessità di un territorio vastissimo, dalle mille sfaccettature e differenze sempre più nette soprattutto tra le comunità interne e sparse nelle sterminate campagne che vivono una quotidianità quasi opposta alla logica della velocità e delle performance da raggiungere nelle immense città che guardano e si affacciano sulla costa. Una comunità cinese costituita da più di un miliardo di persone cha ha toccato i primi processi di cambiamento, a partire da Deng Xiaoping, predecessore di Xi Jinping, nonostante la continuità con una storica cultura legata ad alcuni dettami e rigidità del passato che spesso fanno a pugni con il concetto di economia di mercato. Continuano i colpi di scena, dichiarazioni che lasciano il fiato sospeso, i famosi cinguettii su twitter. Tutti elementi scatenanti quella crisi preannunciata di una globalizzazione troppo spesso considerata solo come un meccanismo economico. 

Le dichiarazioni e la sequenza di colpi di scena scatenanti la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina rappresentano solo alcuni dei fattori predominanti le turbolenze geopolitiche che preoccupano i mercati, con delle inevitabili ripercussioni anche per il settore delle Commodities. Ricordo l’impegno della Cina nell’acquisto di prodotti agricoli dagli USA con un incremento previsto nei prossimi due anni pari a circa 32 miliardi. 

Inoltre, non ci si può meravigliare se già da diverso tempo, con il diffondersi di un clima di incertezza, si segnalano “strani” movimenti sull’oro e sull’acquisto di lingotti. Conseguenza anche di una certa implosione di un sistema globalizzato che si sta accartocciando su se stesso. E come dimenticare alcune dichiarazioni ? L’oro simboleggia la forza della nazione. Questa è la frase pronunciata dal governatore della Banca nazionale polacca Alan Glapinski quando lo scorso anno si è fatto fotografare con un lingotto d’oro tra le mani. La Polonia, definita da Machiavelli come avamposto d’Europa contro le invasioni dell’oriente subito dopo la caduta di Costantinopoli, così come altre nazioni del Vecchio Continente, ha sostanzialmente fatto rientrare da Londra a Varsavia ben 100 tonnellate d’oro. Questo è solo uno degli innumerevoli esempi citati in svariati approfondimenti. La forte concentrazione sul metallo giallo in realtà non si è mai attenuata e la narrazione di tutte le occasioni in cui le banche centrali hanno effettuato una vera e propria corsa al metallo giallo ha riempito le pagine di tutti i principali quotidiani economici, cosi come negli ultimi mesi lo stesso World Gold Council ha messo in luce la raccolta record per gli ETF sull’oro, senza tralasciare la grande attenzione sugli ETC che presentano la dicitura physical nella denominazione del prodotto. 

Se Bloomberg ha già da tempo previsto un prezzo al di sopra dei 2000/2300 dollari entro la fine dell’anno, se Bank of America immagina il gold a 3000 dollari l’oncia entro diciotto mesi, bisogna dire con forza e senza timori di smentita che l’euforia sull’oro è figlia di un contesto geopolitico e macroeconomico che deve far riflettere. La tendenza sul lungo periodo resta calamitata verso la parte alta del grafico, e nei mesi a venire, facendo ad esempio riferimento ad un interessante storico studio del professor Dirk Baur, docente australiano di finanza che cita il concetto di “effetto autunnale dell’oro”, sicuramente questa continuità non deluderà i tanti investitori che si trovano sulle posizioni long da tempo, al netto dei rintraccianti e dei supporti da monitorare individuati durante gli approfondimenti in diretta al giovedì mattina.

Ci sono determinati fattori che si sono da tempo palesati, pungoli tali da continuare a stimolare la crescita del prezzo dell’oro. Dalla debolezza del dollaro, basti osservare il grafico del dollar index precipitato dai 102 del mese di marzo fino in area 92 nel mese in corso, la immensa liquidità, i tresury dell’economia a stelle e strisce che non danno rendimenti, alle politiche adottate dalle banche centrali, senza dimenticare la differenza tra tassi nominali e l’inflazione, le politiche monetarie e la paura latente di inflazione…così come i timori relativi all’aumento dei contagi… Bene rifugio per eccellenza, l’oro ha altresì inevitabilmente colto con positività le misure di stimolo all’economia. Fatto in più occasioni uno specifico approfondimento sulla crisi preannunciata di una globalizzazione, accompagnata in varie fasi da un neoliberismo sfrenato che ha portato negli ultimi tempi ad iniezioni di liquidità enormi che mi hanno fatto spesso proiettare verso la bellissima metafora letta nelle pagine scritte da Guido Maria Brera in cui l’autore sostiene che stampare moneta è come una nevicata copiosa, all’inizio hai l’impressione che il bianco sia ovunque ma poi quando smette capisci che non è proprio cosi e che la neve si accumula sempre su altra neve, tant’è che noti degli spazi vuoti privi di neve. Faccio riferimento alla metafora per sottolineare che bisogna costantemente porre la massima attenzione sui mercati, evitando di rimanere con il cerino in mano… 

Se il treno in corsa ha effettuato una sosta per far salire altri passeggeri (mi riferisco alle inevitabili prese di profitto, i ritracciamenti individuati nei webinar del giovedì, data anche la situazione di forte ipercomprato, basti osservare la candela giornaliera configuratasi nella chiusura settimanale) tuttavia, anche il disegno della tazza con il manico sul grafico mensile dell’oro invita inevitabilmente ad approfittare della ghiotta condizione. A mio avviso, fare attenzione nell’entrare a questi livelli, senza mai trascurare una giusta politica di money management, l’utilizzo degli stop e size ridotte. Dopo la rottura della resistenza in area 1775 dollari l’oncia, seguita ancora da una breve lateralità che ha fatto veleggiare il prezzo sul livello dei 1800 dollari ed il successivo superamento del record storico delle candele mensili dei mesi di agosto e settembre del 2011, risulta complesso trovare a questi livelli attuali inesplorati i timing giusti per entrare sul mercato. Ripeto, porre molta attenzione e non farsi prendere dall’euforia sbagliando gli ingressi…1950-1970 possono risultare dei buoni livelli di ingresso e guardando il grafico più in basso, in caso di ulteriori posizioni short decise, considerare anche area 1900 dollari.

“Con la forza dell’energia solare che dovrebbe raddoppiare entro il 2025 l’argento continuerà ad essere una componente vitale delle celle fotovoltaiche… “questo si legge nelle prime righe di un rapporto commissionato proprio nel mese di luglio dal Silver Institute . Il silver continua a volare con due motori, quello della domanda commerciale e quello della domanda da investimento. Lontano dai massimi assoluti, rispetto al percorso tracciato dall’oro, continua senza dubbio a far ben sperare. Se più del 60% dell’argento estratto viene richiesto dalle aziende con determinate specificità è fuor di dubbio che una ripresa dell’economia e chiaramente della produzione industriale può continuare a dar man forte alla crescita del prezzo. Il brillante superamento della resistenza in area 19 dollari, dopo l’estenuante trading range perimetro all’interno di un box con supporto a 16 dollari, ha rappresentato quel sospiro di sollievo tirato da molti operatori che da tempo hanno la rottura al rialzo, calamitata fino a solleticare i 30 dollari. Visibile sul grafico orario una trendline perfetta tacciabile da marzo alla metà di luglio. Dal punto di vista grafico stesso discorso effettuato per l’oro. Così come sottolineato da settimane nei webinar che ho avuto l’onore di presentare, eventuali ritracciamenti che attualmente possono spingersi sino ai 24 dollari, attenzionando anche il livello dei 22 dollari, rappresentano una prima fermata del treno in corsa, attraverso la quale i passeggeri ritardatari possono cogliere l’opportunità di salire e proseguire il viaggio.

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