Petrolio, difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire…

E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire…canta Franco Battiato in Prospettiva Nevski…Nell’ascoltare uno dei più grandi cantautori, in attesa di leggere notizie rispetto all’ultima video-conferenza dell’Opec Plus, ho immaginato di intitolare il mio approfondimento utilizzando questa celebre frase caratterizzante la splendida canzone di un testo assolutamente esemplare, colmo di significati. 

Il petrolio continua a lasciare un pò tutti, operatori ed analisti compresi, in una sorta di standby che per certi aspetti lambisce emozioni contrastanti ed allena certamente la virtù della pazienza. 

Al momento, nonostante gli ultimi dati pubblicati dall’Energy Information Administration sugli stock di greggio dell’economia a stelle e strisce, diminuiti di 7,49 milioni di barili, dato preceduto dalla comunicazione dell’American Petroleum Institute indicanti un calo delle scorte di circa 8,3 milioni di barili, ben superiore alle previsioni, non si registrano cambi repentini di prezzo ed i grafici fotografano plasticamente il contesto. Lontani i timori percepiti a marzo sul tema stoccaggio, lucidi i ricordi dei numeri a Cushing, in Oklahoma, principale hub di raccolta del WTI, indelebili le incredibili immagini delle petroliere in mare dinanzi le coste americane o le foto scattate lungo le spiagge di Singapore. Senza dimenticare l’elevato effetto contando. Il grafico del Crude Oil del mese di marzo è diventato un “reperto” storico che molti non dimenticano. Una professione complessa la nostra ma allo stesso tempo fonte di grande crescita personale, direi anche interiore, poiché ti spinge inesorabilmente a conoscere te stesso e la bellezza delle nobili tensioni che si sviluppano nell’effettuare delle scelte, prendere delle decisioni che ti portano a conseguenze non sono certo visibili su una sfera di cristallo. Questo concetto mi piace scriverlo nuovamente…

Oggigiorno ci troviamo dinanzi a grafici diversi, con la configurazione di candele giornaliere calamitate in area 39/40 dollari al barile. Recupero del terreno perduto, grazie fondamentalmente alla politica adottata dai Paesi produttori.

La domanda di greggio, al netto della Cina, stenta ancora a riprendersi in maniera netta e decisa. Tuttavia, l’Opec Plus mostra ottimismo e la decisione di passare alla seconda fase che vede un alleggerimento dei tagli alla produzione dagli attuali 9,6 milioni (fino alla fine del mese, al netto, come già specificato in precedenti analisi, delle quote riguardanti i centomila barili del Messico che ha deciso di non estendere il ridimensionamento della estrazione facendo leva su quanto stabilito nel precedente accordo) a 7,7 milioni così come previsto, rende l’idea del vero leit motiv all’interno dell’Opec Plus. I sauditi sono stati coloro i quali hanno influito maggiormente sui tagli, arrivando ad 8,5 milioni di barili giornalieri nel mese di maggio. In realtà le quote in essere sono state prorogate per un altro mese, quindi fino alla fine di luglio e non fino a giugno come immaginato precedentemente. Senza dimenticare il comunicato stampa rilasciato dal comitato di sorveglianza e di monitoraggio dell’Opec Plus in data 8 giugno dove si legge il ringraziamento e l’apprezzamento per il supporto extra pari ad un totale di 1,2 milioni di barili giornalieri da parte di Arabia Saudita, Emirati Arabi Kuwait ed Oman.

Continua il tentativo di spinta al rialzo ma ancora sembra davvero difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire… Il livello dei 40 dollari al barile lo si può paragonare ad un muro invalicabile. In tanti con lo sguardo rivolto al grafico. L’obiettivo di chiudere il famoso gap che si è formato a marzo, per le determinate ragioni che ho narrato nei miei precedenti scritti, continua ad essere costantemente una delle vere suspense.

Anche al DME (Dubai Mercantile Exchange) la principale borsa medio-orientale delle materie prime, si registra una crescita del prezzo del petrolio. Il grafico dell’ Oman/Dubai è molto chiaro.

Il clima di enorme incertezza, in riferimento alla preoccupante situazione del picco dei contagi in determinati territori degli USA e di altre zone del mondo, rischia aumentare la differenza tra una domanda debole e l’aumento dell’offerta prevista appunto nel mese di agosto. Per ben comprendere il quadro della richiesta globale è utile monitorare il grafico pubblicato dall’EIA sugli andamenti mese su mese dei consumi suddivisi tra le principali macro aree geografiche. Se nel mese di maggio il Sudamerica ha rappresentato il fanalino di coda con una crescita più bassa a livello percentuale, si mette in luce una crescita della domanda a macchia di leopardo. Stessa tendenza per il mese di giugno. Senza dubbio il commercio marittimo, soprattutto traffico aereo commerciale e passeggeri, rappresentano una percentuale fondamentale di richiesta di greggio. Inoltre, focalizzando l’attenzione sull’economia a stelle e strisce, risultano ancora una percentuale elevata il numero di attività risultano ancora chiuse.

Nel mese di febbraio, per sottolineare le diatribe interne all’Opec Plus, ho scritto un articolo affermando che immaginare di fare andare d’amore e d’accordo fede e matematica, cristianesimo e idee cartesiane, moderandone gli aspetti contrastanti e le differenti idee ha caratterizzato storicamente la figura seicentesca di Leibniz, un fine pensatore del tempo che senza dubbio avrebbe incontrato difficoltà nel rendere elastici e meno spigolosi i rapporti tra gli attori principali. Mi riferivo chiaramente a Sauditi e Russi ed alla guerra dei prezzi innescata. Gli scenari oggi hanno sfumature differenti, condite da atteggiamenti dialoganti. Senza timore di smentita si può affermare che il recupero del prezzo del barile, visibile dal grafico, è la stretta conseguenza della politica adottata e quindi della volontà di ridurre la produzione, nella speranza che anche alcuni Paesi un pò distratti, quelli che inizialmente non hanno provveduto a ridurre i quantitativi di greggio, vedi Iraq e Nigeria, continuino a recuperare le quote così come promesso. 

A tutto questo bisogna aggiungere l’arresto dell’indomabile macchina estrattiva degli Stati Uniti che dopo più di mezzo secolo è riuscita a centrare un surplus di ben 89 mila barili al giorno, diventando esportatore netto nel settembre dello scorso anno. Sicuramente il duro contraccolpo subito dalle compagnie dello shale oil americane supportate dalle politiche adottate da Donald Trump costretto, e lo abbiamo sottolineato innumerevoli volte, a ripiegare verso principi di matrice keynesiana. La questione resta alquanto complessa ed anche compromessa per tante aziende del settore. E pensare che gli USA, a partire dal primo pozzo scavato nel lontano 1859 nella cittadina di Titusville in Pennsylvania quando sgorga con una produzione iniziale di circa 30 barili al giorno, hanno raggiunto il record per produzione di greggio di ben 13 milioni di barili al giorno, attraverso una tecnica molto dispendiosa e per la verità anche tanto discussa. Non solo le imprese piccole hanno avuto vita difficile, tant’è che di queste settimane la notizia della dichiarazione di bancarotta di una importante e conosciuta compagnia del settore oil e gas statunitense. Inoltre, per ben visualizzare il quadro a tinte fosche USA, un numero rilevante dei massimi dirigenti delle aziende americane del settore riguardante il petrolio e gas ha ammesso, attraverso un sondaggio-intervista effettuato dalla Federal Reserve di Dallas, di aver fatto richiesta dei programmi di assistenza governativi.

Il dato aggiornato del famoso rapporto Baker Hughes, che fornisce dal 1940 le statistiche sulle perforazioni sul numero di trivelle, segna una ennesima discesa del numero degli impianti. Sono attualmente 180 ed è un numero che arriva a lambire il dato storico del 2009, periodo in cui si contano 179 trivelle.

Numerosi sono i pareri rispetto alla ripresa della domanda, alcuni degli stessi non sono proprio concordi, anche perché ci sono differenti report, come quello dell’agenzia internazionale dell’energia che pone l’accento sulla situazione relativa ai voli aerei e quindi a tutto ciò che concerne gli spostamenti, i viaggi e non solo. Questi fattori impattano notevolmente sui consumi di petrolio. Riconcentrandoci sul fronte Opec Plus, la produzione totale calcolata nel mese di giugno è stata pari a poco più di 22 milioni di barili al giorno. L’allentamento del lockdown ha implementato la volontà da parte di alcuni Paesi produttori, Russia in testa con le dichiarazioni del Ministro dell’energia Alexander Novak, pronta da tempo ad aprire con maggior forza i rubinetti. Mosca in questi mesi ha diminuito la sua produzione, fino ad arrivare a poco più di 9 milioni di barili giornalieri. 

Concludendo, per il petrolio risulta davvero difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire, vista la perdurante fragilità del mercato, tuttavia l’ottimismo regna all’interno dell’Opec Plus, attento a monitorare ed agire con tempestività a seconda degli scenari. Questa appare la principale volontà manifestata dal Joint Ministerial Monitoring Commitee, in attesa del mese di agosto…

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