Riflessioni ed opportunità sul mercato delle materie prime…

“Avere successo in questo lavoro non significa centrare una o due operazioni profittevoli. Non si fa carriera con un colpo di fortuna… Sono molto più interessato a ciò che può rendere questa arte una professione anziché alle ultime operazioni effettuate. Chiunque può piantare un paio di chiodi in un muro, ma questo non significa saper costruire una casa…”

Ho volutamente iniziato a scrivere le prime righe del mio articolo facendo riferimento alle interessanti affermazioni, colme di significato e che alimentano la riflessione, lette in uno dei testi più famosi di Larry Williams. Nelle ultime settimane ho ricevuto numerosi messaggi di amici e persone che seguono costantemente i miei approfondimenti sulle materie prime monitorate quotidianamente. Partendo dal presupposto che sono davvero onorato per la stima manifestata nei miei confronti, il mio invito, come ho specificato in più occasioni, è sempre rivolto allo studio ed alla ricerca continua di market mover interessanti. Uno stimolo alla volontà, direi alla necessità di profondere i dovuti accorgimenti, implementando la conoscenza sulle dinamiche che influiscono sugli andamenti,  affiancati da una corretta politica di money management, cercando di ridimensionare le esposizioni e soprattutto considerare tale professione come un qualcosa di veramente e sinceramente difficile. Nessuno può e deve improvvisarsi. I mercati rischiano di schiaffeggiarti, quando meno te lo aspetti, magari dopo una serie di operazioni chiuse in profitto, facendoti rimanere con l’amaro in bocca. Quante esclamazioni ho ascoltato nei confronti dei mercati che ti vanno contro !!! Non sopportando l’idea che spesso siamo noi ad andare contro noi stessi…scusate il giro di parole. Non si può pensare ad un andamento casuale e tentare di aumentare gli introiti di un bilancio familiare esercitandosi nella casualità. Il mercato non ha un andamento casuale, ed a mio avviso si contrappone alla teoria del random walk, cioè quella logica molto apprezzata negli anni, anche da una parte della comunità accademica. Una tesi secondo la quale il variare dei prezzi è del tutto indifferente rispetto alla storia. Se è vero che il mercato sconta tutto e che la storia si ripete, sono innumerevoli le volte in cui, e lo posso affermare senza timore di smentita, la suddetta teoria è completamente confutata proprio dal mercato.

Un cammino casuale ipotizzato da Louis Bachelier e ritrovato in testi importanti, come quello scritto da Paul Cootner relativo al carattere casuale dei prezzi delle azioni. 

Soprattutto le materie prime offrono la possibilità di intercettare grandi opportunità. I prezzi sono la stretta conseguenza dell’inanellarsi di precisi elementi da prendere in considerazione, con il supporto di report molto dettagliati che fotografano plasticamente quello che può accadere dal lato della domanda e dell’offerta. Mi riferisco ai lavori pubblicati dal Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti d’America, penso ad esempio al rapporto WASDE. Non solo questi, sia chiaro. Ci sono tanti input da monitorare, studiare, visualizzare, approfondire, confrontare. Il CRB Index che inizia la sua storia nel 1957 caratterizzato dalla composizione di 28 materie prime sta fornendo, ad esempio, timidi segnali di ripresa dopo il minimo raggiunto nel mese di aprile in area 100 ossia un livello davvero preoccupante se pensiamo che durante la crisi del 2008 dai massimi storici a 470 ripiomba repentinamente e con gran forza in area 200. Oppure il Baltic Dry Index che dopo i minimi di maggio è risalito su livelli interessanti che arricchiscono la speranza ed un cauto ottimismo (il Baltic Dry Index fornisce delle indicazioni importanti relative al prezzo delle tariffe effettuate dalle compagnie di navigazione delle grandi navi porta container per il trasporto delle principali Commodities, rispetto ad una specifica destinazione. Il nome Baltic sta ad indicare la Baltic Exchenge con sede a Londra. Una storia che risale al 1744 quando si apre il primo ufficio denominato Virginia e Baltic poichè proprio dal baltico arrivavano gli armatori. Per dry si fa riferimento al materiale secco, quindi in questo caso escludiamo il petrolio. Per questa società lavorano dei mediatori che comunicano il prezzo alla compagnia. Detto in parole semplici, se l’indice scende vuol dire che il costo delle materie prime è diminuito e pertanto c’è minore richiesta. Quando sale vuol dire che l’economia sta crescendo perché c’è maggiore richiesta e quindi aumenta il costo riguardante il trasporto in nave) 

Tutta questa premessa per sottolineare un aspetto non di poco conto. Bisogna porre molta attenzione. Mi riferisco alla grande euforia che negli ultimi mesi esiste su determinate materie prime, come oro e argento. Una corsa al metallo giallo che rischia di disorientare molti operatori ed investitori,  con il susseguirsi di notizie e di fattori che hanno spinto l’oro in territori inesplorati. Dove arriverà il prezzo ? La domanda che in tanti si pongono. E che mi pongo anch’io. L’idea che il vento favorevole ancora continuerà a soffiare sulle vele del gold, determina il serio rischio di entrare nel mercato senza intercettare il timing giusto con la concreta possibilità di non saper navigare in caso di maestrale, un vento che segue i fronti freddi delle perturbazioni.

Dollaro debole, tassi di interesse reali nell’economia a stelle e strisce negativi (utile osservare la differenza tra i tassi nominali e l’inflazione) Treasury che non hanno fornito rendimenti, le politiche adottate dalle banche centrali, l’immensa liquidità, senza trascurare gli aspetti geopolitici e tensioni internazionali, vedi Cina e Stati Uniti. Oggigiorno si compra oro non solo agganciati alla storica visione di bene rifugio ma perché si sono create delle condizioni tali da approfittarne e trarne vantaggio. A tutto questo, se aggiungiamo delle notizie dirompenti, il mix creato è davvero esplosivo. Come la notizia dell’inserimento da parte di Warren Buffet tra i suoi titoli in portafoglio di una delle più importanti aziende del settore aurifero, acquistando sostanzialmente 560 milioni di dollari di azioni della Barrick Gold, società canadese con sede a Toronto. Anche Buffet si è convertito all’oro. L’immenso entusiasmo lo si può delineare graficamente andando ad osservare, ad esempio, il Nyse Arca Gold Miners, uno degli indici delle più rilevanti società aurifere che è salito del 46 % da inizio anno oppure le dichiarazioni del presidente esecutivo di Yamana Gold una importante azienda canadese, quotata a Toronto ed a New York, che ha comunicato di quotarsi anche sul mercato europea alla borsa di Londra. 

Dal punto di vista grafico, dopo l’uscita da un estenuante trading range perimetro all’interno di un box che ha visto un supporto in area 1670 dollari l’oncia e la resistenza rotta brillantemente sopra i 1775 dollari, il gold è stato calamitato ai massimi testati nel 2012 quando le candele mensili di settembre ed ottobre si sono spinte sino ai 1790-1800 dollari. Poi con forza e determinazione il riaggancio ai livelli storici di agosto e settembre del 2011, periodo in cui le lunghe ombre delle candele arrivano a solleticare i 1900 dollari. Il resto è storia… Come sottolineato in un mio precedente approfondimento, e come ho avuto l’onore di dichiarare anche sul più importante quotidiano economico nazionale, oro e argento sono come due treni in corsa in attesa di giungere a delle specifiche fermate per far salire altri passeggeri e proseguire il percorso, individuando dei possibili livelli di ingresso, come ad esempio il supporto in area 1900 dollari l’oncia interessante per immaginare nuovi ingressi. I ritracciamenti in fondo erano attesi da molti operatori ed analisti ed anche le notizie ed i rumors provenienti dagli Stati Uniti hanno contribuito al momentaneo sell-off. Una rottura al ribasso del supporto indicato può alimentare ulteriori vendite tali da far scendere il valore sino ai 1870 dollari. 

Decisamente interessante la performance dell’argento che ha brillato da inizio anno più dell’oro in termini percentuali ed anche più del palladio (altro metallo interessante che ha stabilito il record strabiliante dei 2800 dollari l’oncia, anche se in questo caso bisognerebbe elaborare un approfondimento a parte legato a tutti i discorsi riguardanti le preoccupazioni di una bolla speculativa in corso che si è palesata già dallo scorso anno, senza naturalmente trascurare l’effetto Cina e la richiesta della suddetta materia prima utilizzata soprattutto per le marmitte catalitiche ecc ecc…ora si trova in una fase di riflessione ed incertezza, una latente attesa, tra i 2050-2300 dollari l’oncia)

Con la forza dell’energia solare che dovrebbe raddoppiare entro il 2025 l’argento continuerà ad essere una componente vitale delle celle fotovoltaiche… Mi piace ricordare le prime righe di un rapporto commissionato nel mese di luglio dal Silver Institute che mette in evidenza la utilità e la grande richiesta di questa commodity da parte del settore industriale. Se il 60% dell’argento estratto viene richiesto da determinati comparti è fuor di dubbio che una crescita degli stessi genera una brillante prospettiva per il silver che, come l’oro, ha ritracciato sino al supporto individuato in area 24 dollari e che può rappresentare una ottima occasione di ingresso, cosi come evidenziato nel mio articolo precedente. E’ bene precisare un aspetto. Qui nessuno ha la sfera di cristallo ma sicuramente 26 e 24 dollari sono dei livelli assolutamente da monitorare. Nonostante il rally dell’argento è iniziato in ritardo rispetto all’oro la velocità di recupero è stata davvero esaltante. 

Osservare il Gold/Silver Ratio può essere un utile supporto al fine di intuire ed intercettare gli effetti. Le stesse aziende estrattive stanno vivendo momenti indimenticabili, al netto delle interruzioni e delle chiusure per proteggere i lavoratori dalla diffusione dei contagi, soprattutto in alcune zone come Cile, Perù dove si trovano le più importanti miniere di rame oppure in Messico dove sono ubicate alcune delle miniere di Fresnillo, azienda leader mondiale per l’estrazione dell’argento, che sulla piazza di Londra ha letteralmente galoppato, soprattutto nel mese di luglio.

Decisamente interessante il movimento del rame. Ho dedicato un approfondimento sul metallo rosa facendo riferimento alla sua importanza storica, partendo dal ritrovamento di un pendente risalente a migliaia di anni fa in una grotta presso i territori delle montagne dell’Iraq, fino ad arrivare con dei voli pindarici alle opere commissionate ai fratelli Arnaldo e Giò Pomodoro con un ulteriore riferimento alla letteratura e nello specifico a Primo Levi, vincitore del Premio Strega nel 1979 con il libro dal intitolato “La chiave a stella” dove l’autore manifesta il suo amore per la lavorazione del rame… Mi fermo qui altrimenti corro il serio rischio di non centrare l’argomento tecnico proiettato in velocità sulle mie divagazioni. 

Dopo aver pagato fortemente lo scotto della dura situazione critica che il mondo sta vivendo, il copper rappresenta plasticamente quello che sta accadendo dal punto di vista dell’economia reale. Dopo i minimi toccati sul supporto storico in area 1,980 dollari per libbra, un livello testato nel 2016, la ripartenza è stata ordinata, costante e precisa ed una volta superati i 2,5 dollari, il prezzo è stato pian piano attratto dai 3 dollari. Fattore Cina e richiesta da parte di quei settori industriali che utilizzano la materia prima in questione sono alcuni aspetti che influiscono ancora sul prezzo. Più della metà mondiale di rame prodotto è richiesto dalla Cina. Senza trascurare la situazione delle aziende che si occupano dell’estrazione del rame che si trovano soprattutto nella zona della Cordigliera delle Ande, quindi in Cile e Perù. Molte delle stesse hanno interrotto e poi ripreso le attività a causa dei contagi, come accaduto tra i lavoratori della miniera Escondida, una delle più importanti presenti in Cile che riesce a produrre un milione di tonnellate all’anno di rame. Teatro di importanti scioperi e proteste contro disuguaglianze sociali che caratterizzano le annose questioni del Paese. Stessa condizione per Codelco che ha provveduto ad aumentare le misure di sicurezza per i lavoratori. Questo ha rappresentato, così come specificato anche da Bloomberg, una delle motivazioni della crescita del valore del metallo. A proposito di Codelco, una notizia che ha colpito la mia attenzione è giunta proprio di recente dal Cile dove i contraccolpi della Pandemia continuano a farsi sentire. Addirittura è stato presentato un piano, da parte di alcuni esponenti del parlamento, con l’intento di vendere la Codelco, cioè la più grande società di rame al mondo, con l’obiettivo di finanziare tutti i costi che il Paese ha dovuto affrontare per la pandemia. Ricordo che, secondo i dati consolidati dall’organizzazione mondiale della sanità e dalla John Hopkins University, il Cile in base al numero di abitanti è tra le nazioni più colpite dell’America latina. Questa proposta ha suscitato dure critiche da parte dei rappresentanti dei lavoratori della Codelco (l’azienda fu nazionalizzata nel 1971 ed attualmente rappresenta l’industria più rilevante in termini di contributi forniti alle casse dello Stato)  

Tornano al rame, da un anno a questa parte la sua performance è stata di tutto rispetto con una percentuale del 15% e se consideriamo quello che è accaduto certamente anche l’oro rosa ha mostrato la sua grinta. Il grafico giornaliero mostra la formazione di un probabile trading range all’interno dei 2,78 dollari come supporto ed una resistenza a 3 dollari. La rottura di questi livelli può alimentare segnali concreti e decisi.  

Concludo con uno sguardo al petrolio. Di recente è stata la stessa Opec ad evidenziare le difficoltà che sta subendo il mercato dal lato della domanda mondiale, affiancata dal timore di una ulteriore crescita dei contagi. Vige una latente preoccupazione mista a dichiarazioni che abbracciano un cauto ottimismo, come quelle del Ministro dell’energia saudita che ha da un lato ha esortato i Paesi membri a rafforzare la conformità rispetto ai tagli alla produzione previsti e dall’altro ha prospettato il ritorno della domanda mondiale ai livelli pre-pandemia nell’ultima parte dell’anno. Focalizzando l’attenzione sulla domanda, i primi segnali di ripresa li abbiamo avuti dal mercato asiatico e nello specifico dalla Cina che ha acquistato ingenti quantità di greggio, raggiungendo livelli record nel mese di giugno quando ha importato 12,9 milioni di barili al giorno, superando i massimi di maggio pari ad 11,3 milioni di barili. Sono previsti inoltre altri importanti acquisti di petrolio proveniente dagli USA. E’ bene non dimenticare gli accordi commerciali della Fase 1 che vedono impegnata l’economia del Dragone in acquisti di prodotti energetici dagli Stati Uniti pari a 25 miliardi di dollari. Tuttavia c’è molto scetticismo sul raggiungimento di tale target.

Sempre dal punto di vista della domanda, dall’altra parte dell’oceano, l’inizio del periodo della driving season, preceduto dal Memorial Day, non ha fornito in maniera netta e determinante l’incremento dei consumi totali previsti. Per essere più precisi, sicuramente i consumi di benzina da parte dei privati è aumentato così come comunicato dai numeri dell’Energy Information Administration. Cosa differente per quel che riguarda la domanda del settore relativo al traffico aereo che ancora non riesce a colmare il gap creatosi a causa del lockdown. I dati dell’EIA già da qualche mese si sono mostrati eloquenti. Ad esempio, i voli passano da una media di poco più di 70 mila al giorno tra gennaio e febbraio a poco più di 25 mila alla fine del mese di aprile. La discesa del consumo di carburante per gli aerei passa da una media di 4,3 milioni di barili al giorni da inizio anno ad un milione nel mese di aprile. Questo per rendere l’idea. Una ricerca pubblicata da Goldman Sachs mette in luce le difficoltà del settore, prevedendo l’aumento dei trasporti in auto a scapito di quelli pubblici e soprattutto di quelli aerei. 

Dal punto di vista grafico continua un estenuante trading che veleggia tra i 40-43  dollari al barile. Se il petrolio prende direzionalità sicuramente bisogna fare attenzione all’aumento della volatilità. Una rottura del supporto a 38-40 dollari può dare forza ad ulteriori vendite che possono far scendere il prezzo a 35 dollari. 

Detto questo, a mio avviso si sta creando una sorta di supporto per il futuro. Chiaramente nel caso in cui il prezzo riprende forza verso l’alto, preceduto da input concreti di una ripresa dell’economia e dei consumi e del conseguente aumento della domanda. Senza timori di smentita, uno degli elementi fondamentali della crescita della quotazione, a partire dai minimi di aprile quando intere pagine dei giornali hanno narrato gli accadimenti ed i tecnicismi del famoso contratto con scadenza maggio, è stato il dialogo ritrovato all’interno dell’Opec Plus ed alle politiche adottate sulla riduzione della produzione pari a 9,7 milioni di barili, prorogata fino al mese di luglio e gli attuali 7,7 milioni di barili dal mese di agosto. 

Attualmente siamo ben lontani dai titoli e gli approfondimenti letti nei mesi scorsi come quelli pubblicati da Lloyd’s List (storico quotidiano fondato a Londra nel 1784 specializzato sule notizie relative alla navigazione, logistica, piattaforme petrolifere, noleggio di petroliere…) che hanno fatto salire alla ribalta l’enorme quantitativo di scorte accumulate, con i prezzi del noleggio delle petroliere che in alcuni casi hanno sfiorato i 250000 dollari al giorno, così come preannunciato dal “The Straits Times Singapore” proprio in quei giorni. Senza dimenticare le narrazioni relative al preoccupante accumulo di greggio nell’hub statunitense di Cushing in Oklahoma o le incredibili foto delle petroliere ancorate a largo di Singapore, nei pressi dello Stretto della Malacca. Attualmente la situazione appare differente e lo dimostrano gli ultimi numeri forniti dall’American Petroleum Institute che ha registrato un ridimensionamento delle scorte USA di 8,6 milioni di barili in data 4 agosto, seguita da una ennesima riduzione in data 11 agosto pari a 4,4 milioni di barili. Gli stessi dati dell’EIA comunicati attraverso un report settimanale implementano un certo entusiasmo con i numeri del 5 agosto che segnano un calo delle scorte di 7,4 milioni, il successivo pubblicato il 12 agosto di 4,5 milioni e l’ultimo più aggiornato con un calo registrato meno del previsto ma comunque in diminuzione di 1,6 milioni di barili. 

I timori dell’aumento della produzione nel mese di agosto sono stati un pò colmati sempre dalle dichiarazioni del Ministro dell’energia dell’Arabia Saudita che ha ribadito, per tranquillizzare il mercato, che gran parte del petrolio prodotto dal suo Paese è destinato al consumo interno. 

L’indice OVX (Oil Volatile Index, creato nel 2008 dal Chicago Board Options Exchange, utile a misurare l’aspettativa di mercato sulla volatilità a 30 giorni) è rientrato all’interno della media. Dopo aver testato il record storico in area 500 nel mese di aprile, in questo ultimo periodici sono concreti segnali calamitati verso una condizione di maggiore stabilità ed equilibrio. La volatilità praticamente rientrata in area 30-40 generando una chiara fase di perdurante attesa di nuovi segnali operativi. Attenzione. Se l’indice aumenta, le oscillazioni del greggio possono essere decisamente ampie, tendenti al ribasso e questo si può verificare se ancora una volta si registra una contrazione della domanda provocata da un aumento dei contagi e nuovi lockdown. 

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