Tutto il resto è Soia…una performance che ricorda il 1980 !!!

Importata nel Vecchio Continente dai Gesuiti, a partire dal XVII secolo, da una regione dell’Asia nord-orientale conosciuta con il nome di Manciuria, la soia ha fatto conoscere ed apprezzare le sue qualità, caratteristiche e proprietà anche ai popoli occidentali. Molte le leggende ed i racconti, ereditati dalla cultura cinese e giapponese, che narrano la storia di questa materia prima. Prodotta soprattutto negli Stati Uniti, Brasile, Argentina e Cina, oggi rappresenta uno dei prodotti più coltivati al mondo, superando i 360 milioni di tonnellate in un solo anno e con i primi tre Paesi sopraelencati che producono più dell’80 % della totalità globale.  Soprattuto a partire dagli anni novanta, la superficie coltivata in Brasile è aumentata ad un livello sbalorditivo. Innumerevoli le preoccupazioni relative al ridimensionamento di enormi ettari di foresta amazzonica, polmone verde che ha subito profondi cambiamenti a causa degli ampi spazi che milioni di alberi hanno dovuto cedere alle piantagioni. In molte occasioni ho esternato le mie riflessioni in merito a tale situazione. Le mie ricerche, le mie letture, i miei costanti approfondimenti sulle Commodities spesso alimentano in me quelle nobili tensioni che caratterizzano la parte più bella dell’animo umano. Le materie prime sono affascinanti anche perché tocchi con mano realtà, non solo dal punto di vista dell’economia reale ma anche impatti e ricadute sociali che le stesse a volte indirettamente influenzano. Penso ad esempio alle situazioni vissute all’interno delle miniere ubicate lungo la Cordigliera delle Ande proprio durante questo periodo storico che sta caratterizzando le nostre vite “sospese…” Ritornando alla soia, onde evitare i miei soliti voli pindarici, abbiamo potuto verificare graficamente una decisa risalita del prezzo dopo un crollo repentino, iniziato a partire dal maggio del 2018 (in realtà già da prima) fino a testare un supporto importante in area 830 centesimi di dollaro per bushel. Prezzo calamitato dalla spinta delle ultime settimane in un area molto interessante che ha superato i 996 centesimi di dollaro, complice, alcuni dati, la grande richiesta da parte della Cina, così come il fattore meteo con temperature elevate e clima secco che hanno influito sul raccolto. Dollaro compreso.

A proposito di dollaro. Non perdiamo mai la concentrazione sul valore del biglietto verde monitorando cosa accade sul Dollar Index, precipitato da 102 di metà marzo al minimo di 92,12 di metà agosto. E’ fuor di dubbio che un dollaro debole rende il prezzo  delle materie prime più attraente. Io sarei cauto nel mantenere posizioni long con size importanti, considerando la possibilità di ritracciamenti che possono spingersi sino al livello della precedente resistenza, ora divenuta un primo supporto, in area 962 centesimi di dollaro per bushel, nonostante un Open Interest in aumento, nell’ultima settimana di riferimento, ben delineato dal Commitments of Traders attraverso il suo puntuale report cha ha visto un aumento delle posizioni al rialzo, soprattutto da parte dei Non Commercial ed un saldo netto degli istituzionali pari a 10103 contratti che ha espressamente delineato una tendenza long per 6232 contratti. Al netto di eventuali prese di profitto, con la possibilità di spingere il prezzo sul supporto, cosi come sopraindicato, è decisamente necessario monitorare l’area tra i 1050 e 1070 che sul grafico settimanale rappresentano una seconda rilevante resistenza. Il superamento della stessa potrebbe far veleggiare i prezzi in territori visualizzati nell’estate del 2016.

Per la soia, così come per le altre materie prime agricole, hanno rappresentato una ventata di ottimismo le dichiarazioni rilasciate dal rappresentante per il commercio statunitense Robert Laitzer, esprimendo la sua soddisfazione relativamente agli acquisti da parte della Cina. Naturalmente c’e ancora tanta strada da fare ma senza dubbio i rapporti dell’economia del Dragone con gli Usa e le decisioni della Fase 1 dell’accordo commerciale tra le due potenze sono fondamentali. Ho spesso ricordato il libro illuminante scritto da Graham Allison sui rapporti tra le due potenze, che alimenta la riflessione sulle innumerevoli dinamiche che storicamente hanno caratterizzato le forze emergenti rispetto a quelle dominanti. Mi riferisco a Cina e USA. 

Possono l’America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidite ?  Sovente mi sono soffermato sui rapporti tra i due Paesi. Perché dico questo ? Perché ci sono determinati fattori che stanno alimentando le oscillazioni dei prezzi delle Commodities. Non bisogna assolutamente trascurare gli aspetti geopolitici e le tensioni crescenti. 

Detto questo, risulta fondamentale la lettura approfondita del World Agricultural Supply and Demand Estimates, il puntuale rapporto WASDE stilato e pubblicato mensilmente dall’USDA, ossia il Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti d’America, che mette in luce la fotografia relativa a domanda e offerta, affiancata da ulteriori elementi che consentono di intercettare un quadro chiaro sulla materia prima oggetto di approfondimento. Naturalmente il report analizza anche le altre Commodities agricole ed il bestiame. La sua origine era quella di offrire un focus al settore agroalimentare statunitense ed in un secondo momento si è trasformato in un vero e proprio punto di riferimento per il mercato delle materie prime. All’interno del documento pubblicato, voci come area coltivata, area raccolto, resa per ettaro, produzione, esportazione, sono decisamente utili a prendere delle decisioni in relazione alle posizioni da prendere rispetto all’andamento dei prezzi che monitoriamo quotidianamente sui grafici, senza trascurare altri input in grado di implementare le nostre analisi. Ad esempio, bisogna considerare che nei primi mesi dell’anno è fondamentale conoscere le notizie riguardanti il raccolto in Brasile. Di esempi se ne possono esternare a dozzine. Non bisogna inoltre dimenticare che, a seconda delle zone di produzione, esiste una differenza per quel che riguarda il periodo di semina, maturazione e raccolto. Negli USA il periodo di semina è tra aprile e maggio, mentre la seconda fase riguardante la maturazione è spalmata nei mesi successivi, fino ad arrivare a settembre-ottobre quando ci si dedica al raccolto. In Brasile la semina inizia tra i mesi di ottobre e novembre. La crescita e la maturazione tra gennaio ed aprile e poi la fase di raccolta del prodotto fino a maggio. Altre pubblicazioni che non devono sfuggirci nel focalizzare l’attenzione sulle materie prime agricole sono certamente l’Acreage Report, così come il Grain Stock Report. Ad esempio, il 30 giugno i documenti approvati dal Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti sottolineavano, per quel che concerne la soia, un calo del 22% rispetto allo scorso anno sul quantitativo immagazzinato oppure il dato sulla superficie coltivata per l’anno in corso pari a 83,8 milioni di acri (un acro di terra equivale a 4046 metri quadrati)

Considerando storicamente l’immenso valore, dal punto di vista della produzione, che la soia ha negli Stati Uniti, deve far molto riflettere l’idea, che in realtà già circolava da inizio estate, del governo Trump sulla possibilità di estendere ed ampliare il sussidio diretto ai produttori di soia dell’economia a stelle e strisce. Le elezioni di Novembre si avvicinano ed il Presidente degli Stati Uniti conta molto sul voto degli agricoltori che possono determinarne la vittoria.

Incredibile l’aumento delle importazioni da parte della Cina che già nel mese di giugno ha acquistato dal Brasile numeri record anche per via dell’aumento dei suini presenti negli innumerevoli allevamenti. La Cina vede nella soia un elemento imprescindibile per la produzione della carne. Questa notizia ha fatto tornare alla mente ciò che si è verificato nell’agosto del 2019 quando il governo ha bloccato l’import dagli USA di prodotti agroalimentari, orientando con fermezza e decisione la domanda verso il Paese sud-americano. E’ bene ricordare che la Cina importa più della metà di soia prodotta nel mondo e lo fa anche per nutrire i suini degli innumerevoli allevamenti. Come non ricordare l’African Swine Fever, il virus della peste suina africana che ha interessato più della metà dei maiali negli allevamenti cinesi. L’import di soia in arrivo dagli Stati Uniti è decisamente da non trascurare.  L’aumento della domanda, l’incremento demografico e la progressiva urbanizzazione, lo sviluppo socio- economico ed industriale dei Paesi in via di sviluppo e il conseguente accesso a sofisticati e complessi modelli di consumo hanno profondamente mutato il sistema agroalimentare internazionale.

La produzione di soia è prevista pari a 4,3 miliardi di bushel, in calo di 112 milioni su una previsione di rendimento inferiore di 51,9 bushel per acro. Il rendimento è sceso di 1,4 bushel per acro rispetto alle previsioni di agosto. Il prezzo medio della soia negli Stati Uniti è previsto a $ 9,25 per staio, in aumento di 90 centesimi rispetto al mese scorso, le prospettive per il raccolto a stelle e strisce stanno peggiorando a causa della siccità che ha colpito le aree dedicate alla coltivazione del prodotto…questi sono alcune righe caratterizzanti l’ultimo e corposo rapporto WASDE pubblicato venerdì 11 settembre. La performance di tutto rispetto, che ricorda il 1980 quando il prezzo rimbalza dai 570 ai 980 in pochi mesi (o il grande rialzo del 1988 quando si testano i 1090 centesimi di dollaro per bushel), ha alimentato un grande ottimismo da parte degli operatori.

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